Riforme : cosa ci manca ?

Aggiornamento: 19 apr



Venerdì 8 Aprile  in diretta alle ore 14 sul Canale MSCHANNEL 814 Sky e BE TV (anche on demand ovvero in replica) l'Avv. Paolo Rendina e il Dott. Alfonso De Luca si sono confrontati sulle riforme realizzate e quelle ancora oggi mancanti per lo sport e il terzo settore.


In particolare il Dott. De Luca ha offerto una fotografia sull'attuale stato di salute dello sport e sulla Riforma.


"Ci troviamo in una situazione, allo stato attuale, in cui le Associazioni Sportive si trovano in grande difficoltà e con pochissima chiarezza, sul fronte del Lavoro e delle Collaborazioni Sportive" ha detto il Dott. De Luca il quale ha citato più volte l’Avv. Guido Martinelli e condividendo con lui tutta la sua preoccupazione per la situazione attuale.


"Tutto è cambiato. E questo perché vi sono state ben 37 sentenze della sezione Lavoro della Corte di Cassazione, uscite tra il 23 Dicembre 2021 e il 27 Gennaio 2022, che tutte univocamente volgono verso la stessa direzione, ossia ritengono con forza e chiarezza che in presenza di una attività sportiva dilettantistica svolta a titolo oneroso, con continuità, in maniera professionale (dove per “professionalità” non si fà riferimento al possesso di una partita iva o di una qualifica specifica, ma al tipo di attività svolta in maniera principale ancorché non esclusiva dai soggetti collaboratori che con quel “compenso” ci “vivono” e ne fanno la loro fonte principale di entrata) i compensi sportivi dilettantistici di cui all’articolo 67, comma 1, lett. m) del TUIR non possano essere riconosciuti come tali, ribadendo quello che in sostanza molti operatori del settore affermano e rivendicano da anni: quello sportivo, per quanto atipico, è lavoro, e come tale deve essere considerato, rifacendosi alle due sole fattispecie riconosciute dal nostro ordinamento: subordinato o autonomo."


Questa è la situazione attuale, dove i compensi sportivi, così come li conosciamo e che producono “Redditi diversi” esentasse, potrebbero essere erogati solo a chi ha già un lavoro o svolge una propria professione, e l’incarico sportivo rappresenterebbe per questi ultimi solo uno “svago” un “hobby” o, più correttamente, un impiego “dopo-lavoristico”.


"C’è da dire - continua il Dott. De Luca - che la ratio dell’art. 67 lettera m) del TUIR in realtà sostiene un qualcosa che non si allontana molto dalle pronunce delle suddette sentenze; c’è anche da dire però che negli anno vi sono state varie Circolari da parte dell’Ispettorato del Lavoro e dell’Agenzia delle Entrate che hanno chiarito la natura “agevolata” e di favore dei Compensi sportivi, ritenendo che bastasse una collaborazione sportiva all’interno di una ASD/SSD affiliata ad un EPS o una FSN o una DSA e a sua volta riconosciuta dal CONI per far sì che quella collaborazione fosse completamente esente da tassazione (entro i 10.000€) ma soprattutto esente completamente da contributi previdenziali; di conseguenza per anni vi è stata una certa tranquillità da parte delle compagini sportive e dei propri Consulenti nel comportarsi in una certa maniera."


Ad oggi, queste sentenza hanno cambiato tutto, generando confusione e preoccupazione;

ed è qui che entra nel discorso la Riforma del Lavoro Sportivo.


"Quest’ultimo, secondo il Decreto legislativo n. 36/2021 (Decreto “Spadafora”), che entra in vigore il 1 Gennaio 2023, è penalizzante per le ASD/SSD che difficilmente riusciranno a sostenere i costi del Lavoro derivanti dall’entrata in vigore della Riforma, soprattutto considerando il periodo tremendo del COVID che le compagini sportive hanno patito e sopportato negli ultimi 2 anni (situazione aggravata negli ultimi mesi dagli aumenti esponenziali delle bollette di Luce e Gas)."


A questo punto la speranza vera, che potrebbe fare chiarezza sulla situazione così incerta, preoccupante e ingarbugliata che vi è ad oggi, è che il Governo quanto prima approvi il Decreto correttivo a cui ha lavorato la Commissione di esperti voluti e istituita dal Sottosegretario con delega allo Sport, Valentina Vezzali, che andrebbe a migliorare la Riforma del Lavoro sportivo così come adesso è scritta, rendendo la faccenda più leggera e sostenibile, in termini di costi innanzitutto, in capo ai sodalizi sportivi.


Purtroppo il silenzio ormai prolungato del Legislatore rende la situazione preoccupante; da quì parte un vero e proprio “grido d’allarme” da parte soprattutto dei Consulenti e dei Professionisti del settore che invocano a gran voce chiarezza e la risoluzione definitiva di questa situazione “ibrida” e incerta.


Non ci resta che attendere con speranza l’evolversi della situazione.






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